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Il cinema e la crisi.
di Giacomo Felicioni
Luglio 2004
Mero illuso che potesse essere proprio il cinema - la settima arte ad aiutarmi in quel recupero di cultura di cui sentivo un bisogno quasi fisiologico allinizio delluniversità, nel 1953/54, allorquando, dopo un quinquennio di percorso tecnico e commerciale, più forte sentivo la mancanza di studi in quellarea classica che mera sfuggita - greco, filosofia o storia dellarte - rispetto alle materie finanziarie, economiche e di diritto che invece avevo subìto.
Ma purtroppo il cinema italiano era in crisi. Come la Juventus e la mia cultura.
E così, pur non potendo farci niente, come spesso capita, di tutto si parlava.
Anzi: si dibatteva.
Da una parte al cine-club, già in mano alle frange più spinte degli intellettuali di sinistra, quelli ricciuti, magri, sempre incazzati e con tre narici come li presentava il Travaso, sporco foglio reazionario della capitale, dove proponevano oscene serate di noia mortale prima della salvifica anche se tardiva visione della "Corazzata Potemkin" (1) da parte di Fantozzi (2).
Dallaltra, invece, al CUS, il Centro Universitario Sportivo, dove sventolava il vessillo della Pulzella di Orleans, Libertas, e facevano discutere Ingrid Bergman e la sua Giovanna DArco (3) che, proponevano altre vie al mio indeciso io in cerca di cultura. In alternativa a Bernadette (4) che, con la faccia inquietante e stupenda di Jennifer Jones, avrebbe convertito il più puro e duro dei Gengis Kahn.
Ma in mancanza di meglio e in fiduciosa attesa che la crisi passasse e che dal cinema ti arrivasse alfine qualcosa per te e la tua sete di cultura, dai a intervistare il Quartetto Cetra ed a bearsi delle risposte di Tata Giacobetti e Lucia Mannucci sul significato "vero e profondo" della Vecchia fattoria, ia, ia, oh! Country?
Oppure a rompere le scatole a Curzio Malaparte e al suo "Maledetti toscani"
Quando lo beccavamo al Vitalesta con Campari soda e olive per poi provocarlo su
"Il Cristo proibito" di cui a Perugia curava la versione cinematografica (5).
Ma purtroppo, come dicevo, il cinema italiano era in crisi, una crisi tale dalla quale neanche labbuffata neoralista era riuscita a tirarlo fuori né larrivo a Roma di Spartacus (6) e Ben Hur (7) aveva dato più fiato del previsto.
Ma se il cinema italiano era in crisi, allora forza con le commediole in dialetto, con Virgilio Riento labruzzese (8), con Totò il napoletano e la Tina Pica (8) dappertutto a tirarlo fuori dai guai. Eh sì, perché quando uscivano quei film lì, quasi non entravi più al cinema. Dalle campagne arrivavano in città le corriere impolverate che scaricavano folle davanti al Modernissimo dove cera la Lollo e la sua Bersagliera (9). Altro che crisi! Presente una scatola di sardine? Con il biglietto dingresso che comunque ti vendevano, ti mettevi in fila per entrare, ma entravi solo se qualcuno usciva. Ma chi usciva? Al massimo ci si comprimeva, un pochino per volta, poco poco, fin dove si penetrava con i gomiti e si spingeva in attesa degli eventi?
E in questo stato di crisi permanente spuntavano fuori sempre volti nuovi di starlet, poveri ma belli, produttori con tante idee ma senza soldi, come oggi calciatori e veline, manager e opinionisti, tutti sempre alla ricerca dei soliti maledetti soldi che qualcuno - ma chi, io? - dovrebbe finalmente tirar fuori. E tutti a vociare che era ora di finirla, che così non si poteva andare avanti, insomma basta.
E tu che cinquantanni prima ci avevi puntato tutto per il tuo recupero umanistico?
Ancora in crisi? Affari tuoi.
NOTE
(1) "Bronenosets Potyomkin" ("La corrazzata Potemkin"), 1925, regia di Grigori Aleksandrov e Sergei M. Eisenstein.
(2) "Il secondo tragico Fantozzi", 1976, regia di Luciano Salce. Nel film, il direttore Guidobaldo Maria Riccardelli costringe i suoi impiegati ad assistere, mentre in televisione stanno trasmettendo Italia-Inghilterra, alla proiezione del film in questione fino a quando Fantozzi decide di ribellarsi e, immobilizzato il direttore, lo costringe ad assistere alla proiezione di "Giovannona coscialunga, disonorata con onore" (1973, regia di Sergio Martino), "Lesorciccio" (1975, regia di Ciccio Ingrassia) e "La polizia sincazza" (inesistente, citazione dei film cosiddetti "poliziotteschi", in voga allepoca). Alla fine, Fantozzi, reo di avere bruciato la pellicola del film di Eisenstein, sarà costretto a ripetere dal vero, nella parte del neonato, la scena della discesa della carrozzina dalla scalinata.
(3) "Giovanna dArco al rogo", 1954, regia di Roberto Rossellini.
(4) Il film in questione è "The Song of Bernadette" (in italiano semplicemente "Bernadette"), diretto da Henry King nel 1943.
(5) Di Curzio Malaparte sono stati adattati per il cinema "Il Cristo proibito" (1950, diretto da lui stesso) e "La pelle" (1981, regia di Liliana Cavani).
(6) "Spartacus", 1960, diretto da Stanley Kubrick.
(7) "Ben Hur", 1959, diretto da William Wyler. Grande kolossal girato a Cinecittà e, in esterni, nei dintorni di Roma.
(8) Virgilio Riento (1889-1959) e Tina Pica (1884-1968), caratteristi italiani tra i più celebri.
(9) "Bersagliera" è il soprannome con cui viene chiamata Maria, il personaggio interpretato da Gina Lollobrigida in "Pane, amore e fantasia" (1953) di Luigi Comencini.
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La corazzata Potemkin
di Sergei M. Eisenstein

Il secondo tragico Fantozzi
di Luciano Salce

Giovanna dArco al rogo
di Roberto Rosselini

The Song of Bernadette
di Henry King

Il cristo proibito
di Curzio Malaparte

Spartacus
di Stanley Kubrick

Ben Hur
di William Wyler

Alberto Sordi e Virgilio Riento
 Totò e Tina Pica

Gina Lollobrigida "Bersagliera"
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